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Ascesa e caduta di Vero

Ovvero: “Forse c’è ancora speranza”

Lo dico subito: la speranza, se c’è, di sicuro non è Vero.

Vero, per quanti siano riusciti a rimanerne allo scuro, è un ennesimo social network simil-Instagram, prepotentemente asceso agli onori di cronaca in breve tempo nelle settimane passate.

L’ascesa è stata di breve durata, ma le modalità con cui è avvenuta mi sono parsi come deboli segni di speranza sociale in un mondo che ahime ne pare privo. Forse è il mio eterno ottimismo, forse ci leggo quel che ci voglio leggere… ,a venitemi dietro e proverò a spiegarvi il mio modo di vedere le cose.

Ho scoperto Vero bruscamente, perché la quasi totalità delle persone che seguo su Instagram si sono svegliate una mattina all’urlo di: “Molliamo tutto e andiamo là!”.

Per capire meglio le ragioni del fenomeno occorre chiarire un po’ meglio il contesto: il 98% delle persone che seguo su Instagram sono artisti e creativi che guadagnano utilizzando i social come forma di promozione della loro arte.

Queste sono persone che nel corso degli anni si sono impegnate un sacco per creare una community di fan interessati al loro lavoro; è gente che spende tempo ed energie per dialogare con loro, per interagire, per comunicare: creano contest, rispondono, taggano etc. Per loro Instagram e Facebook non sono posti dove mettere foto di gatti: sono uno strumento per lavorare. Immaginate quindi come si sentono questi poverini quando scoprono che, dopo tutta ‘sta fatica, solo il 10% dei fan vede quello che postano… perché interviene il “magico” algoritmo di Facebook, che promuove quello che vuole. Queste persone sono comprensibilmente arrabbiatissime con questo sistema, che per loro è diventato un po’ un anatema: ovvio che siano pronte a saltare subito su un nuovo carrozzone!

E Vero pareva un carrozzone molto promettente: in modo assolutamente trasparente offriva un social privo di algoritmi e di pubblicità. Il tutto in cambio di un piccolo abbonamento mensile… che però sarebbe arrivata in un secondo momento, perché come funziona con le droghe “la prima dose è sempre gratis”. Insomma, sulla carta sembrava il social network perfetto.

Inutile dire che la cosa è durata molto poco.

Innanzitutto Vero non ha funzionato. Attualmente il sistema è un po’ più stabile, ma i primi giorni i server sono più o meno crollati sotto il peso delle iscrizioni e non era praticamente possibile usarlo in nessun modo, aggiungere le persone, caricare le immagini.

Qui c’è da fare una prima considerazione. Tu, rampante imprenditore che vuoi fare un “social” devi metterti nell’ottica che quando dici “social” la gente pensa e si aspetta una qualità di utilizzo simile ai social tipo Facebook e Instagram. Non importa se tu stai incominciando, se non sai come funziona e non sai quanta gente arriverà: hai una sola possibilità per tirare le persone a bordo e non puoi sprecarla sottoponendole ad un’esperienza lenta, buggata e scadente.

Oltretutto se tu, rampante imprenditore che vuoi fare un “social”, stai creando l’ennesimo clone di qualcosa che tutti hanno già e usano già, devi stare doppiamente attento: perché la gente dovrebbe usare il tuo social, che per di più non funziona, quando ne ha già uno che funziona benissimo?

Queste considerazioni le faccio perché negli ultimi due anni ho perso il conto degli startuppari che “voglio fare un social”… e quindi una piccola parola di cautela forse val la pena di spenderla.

Ma in realtà Vero non è che sia naufragato per queste ragioni.

I veri problemi sono incominciati dopo… e sono la ragione per cui tutto sommato ho ancora un barlume di speranza. Perché si: la gente è saltata sul carrozzone in fretta, è vero… Ma una volta a bordo non ha rinunciato a farsi delle domande. E le risposte fornite da Vero… non sono state soddisfacenti.

In primo luogo qualcuno ha smembrato il contratto. In un susseguirsi di ipotesi e smentite è venuto fuori che le clausole di Vero sono più o meno quelle di ogni altro social e richiedono, fra le altre cose, una rinuncia parziale al diritto d’autore del materiale pubblicato, che il social stesso può usare con una certa qual “libertà”, se così si può dire.

In secondo luogo è emersa una quasi totale assenza di assistenza cliente: nessuna risposta, nessuna informazione a chi la chiedeva, nessuna guida. In una fase iniziale questo è impensabile: prima di “firmare” le persone vogliono informazioni e se non ne trovano perdono velocemente interesse. Ciliegina sulla torta: a quanto pare è pressoché impossibile disinscriversi.

In terzo luogo è emerso che la “dirigenza” di Vero era tutto tranne che l’ameno team di simpatici startupper che ci si poteva immaginare: dagli sviluppatori russi fino ai manager di dubbia etica, nel team c’erano più o meno tutti quelli che ci si poteva immaginare.

Insomma, Vero non era poi questa gran figata. Nulla che non ci si potesse facilmente aspettare: il mondo delle startup è lontano dall’essere quella magica isola felice di uffici incantevoli e sorrisi a 32 denti. Eppure in tutto questo casino di social e inscrizioni io ho ricevuto un debole segno di speranza.

La mia speranza, ovviamente, non viene dai social: la mia speranza sono le persone.

Mi fa sperare il fatto che si, sono tutti saliti su un nuovo carrozzone… ma poi si sono anche fermati a pensare.

Mi fa sperare il fatto che qualcuno si sia preso la briga di leggere i contratti con l’utenza, di investigare, di provare a capire in modo non acritico che cosa ci fosse dietro.

Mi fa sperare il fatto che ci siano persone che hanno ancora l’onestà di dire che i meccanismi dietro a Facebook e Instagram sono ingiusti e sbagliati e non è che sia per forza obbligatorio “prenderli per buoni”.

E mi fa sperare il fatto che Facebook e Instragram sono ancora li… ma qualcuno ha lanciato loro un messaggio.

Più di tutto mi fa sperare questa scoperta: le persone non sono tutte acritiche e non sono tutte contente di usare un social che manipola i loro feed e le informazioni che fornisce loro per il proprio esclusivo interesse. Tante persone sono stanche di Facebook e vogliono un social network migliore: più trasparente, più onesto, più creativo.

Quel social network ideale non è chiaramente Vero… Vero credo sia senza speranza, ma nel frattempo io ho una speranza in più nel genere umano.