Bellezza e (in)desiderabilità

Recentemente, vuoi per questioni squisitamente “anagrafiche” (gli “anta” che si avvicinano a grandi passi), vuoi per via delle numerose letture che faccio sul web e altrove, mi trovo sempre più spesso a riflettere sull’identità femminile e su come sia da sempre permeata dall’idea di desiderabilità. No, non intenzione di fare una discussione sull’idea di femminismo: sarebbe troppo lungo e ho a riguardo idee estremamente agguerrite. Il tema su cui sto riflettendo è molto più limitato ma, per me, estremamente più concreto e significativo.

Il concetto è semplice: sono veramente stufa marcia di veder costantemente associati due concetti che sono diversissimi, quello di bellezza e quello di desiderabilità. Nella nostra cultura, quando si parla di donne, sono diventati di fatto indissociabili… e questo ha delle conseguenze immense, portando a continue forzature e a un abisso di negatività.

Essere belle e essere desiderabili NON è la stessa cosa. Non lo è MAI stata. Punto.

Ma di fatto, attualmente, è facile comprendere come le due idee siano ormai impastate insieme. Se ti vesti bene, devi vestirti in modo da essere desiderabile: un abbigliamento definito “elegante” da giornali e riviste implica spacchi abissali, scollature epocali, tessuti aderenti stile “seconda pelle”. Le scarpe basse sono ovviamente sempre e solo sportive: perché chi mai vorrebbe una donna senza tacchi? Il trucco è fatto per coprire e nascondere i difetti: sia mai che una femmina appaia meno che perfetta. Indossare profumo è qualcosa che si fa allo scopo di far rizzare i feromoni altrui, perché è risaputo che il profumo serve solo a quello, no?

Molti dei vestiti che vedo nei negozi parlano quasi solo di desiderabilità… o del suo “contrario”: di comodità. Essere belle e comode non pare possibile, perché si diventa meno desiderabili. Per non parlare poi dell’intimo, dove a volte si fa quasi fatica a trovare capi che riescano a essere sia graziosi che igienicamente indossabili (esisterà pur una via di mezzo fra il mutandone di cotone sloggy e il tanga di pizzo sintetico… o no?).

Se ti vesti in maniera curata, attenta e alla moda, la ragione per cui lo fai è una e solo una: attirare l’attenzione degli altri, in generale, e di possibili partner sessuali in particolare. In pratica la nostra società modernissima tecnologica e super evoluta non ci vede in nulla diversi dai membri del regno animale, con i loro complessi rituali di accoppiamento basati su piume e criniere. “È così, è la natura: la bellezza è nata e si sviluppa solo in funziona della desiderabilità”. Ecco, no

Per gli esseri umani questo concetto ha cominciato a essere scardinato più o meno dai tempi dell’antica Grecia. Il concetto di arte viene da tutto da li, da questo scollamento. Il concetto di estetica, pure. Buona parte del nostro pensiero filosofico correlato alle arti visive si è potuto sviluppare solo grazie a questa separazione fra bellezza e desiderabilità. Mi chiedo quale possa essere il vantaggio del rimettere questi due concetti insieme. Non trovo una risposta.

Quello che so è che questo sta diventando un immenso problema sociale. Perché sempre più individui leggono nell’abbigliamento e nell’aspetto esteriore degli altri individui di fronte a loro un set di comportamenti ed attitudini sessuali... che non hanno NULLA a che vedere con quello e hanno invece TUTTO a che vedere con la loro personale idea di bellezza.

Un uomo depilato non è omosessuale: è un uomo che non ama i peli. Un ragazzo con le sopracciglia a ala di gabbiamo non è metrosexual. I pantaloni aderenti non sono un marchio di infamia e i “risvoltivi” nemmeno: potete trovarli o meno gradevoli a seconda del vostro gusto, ovviamente.

Una donna può vestirsi in modo elegante e curato, truccarsi, pettinarsi e profumarsi con ogni attenzione anche senza voler essere desiderabile. Vuole solo essere bella. I due concetti non sono sinonimi.  Credetemi vi prego. Lo faccio ogni mattina e sono sicura di non essere l’unica al mondo: ho ampie testimonianze in merito.

Eppure occasionalmente, quando mi vesto e trucco e imbelletto con cura mi sento guardare da maschi con un crescendo di perplessità e non manca chi arriva a fare il seguente commento: “Ma perché ti vesti da lesbica?”

(Sorvoliamo su quanto la frase sia discriminatoria, sessista, irrispettosa nei confronti dell’identità di genere e delle tendenze sessuali altrui, offensiva e ottusa. Mi chiedo cosa possa entrare nella testa di una persona che si permette di fare un commento di questo tipo e mi chiedo anche cosa entri costantemente nella mia per evitarmi di rispondere con un sonore ceffone. Evidentemente tutta quella meditazione a qualcosa è servito. Andiamo avanti… ma vi metto subito in guardia sull’uso reiterato della parola “cazzo nei paragrafi successivi. Non è usata a sproposito, ma se vi offende ripetete dentro di voi “pene” ogni volta che la incontrate e vedrete che andrà tutto bene.)

Ci ho messo un po’ a capire che cosa questa frase volesse dire in quanto non sono molto sveglia, ma permettetemi di spiegarvelo. Quando un uomo dice a una donna “perché ti vesti da lesbica” o “perché ti comporti da lesbica” o in generale associa il suo comportamento a quello delle lesbiche, quello che sta dicendo è questo: “Perché ti comporti come una a cui non interessa il cazzo?” e nella massima parte dei casi non stanno parlando di un cazzo qualsiasi, ma del loro. Perché è chiaro che se sei femmina e siedi in una stanza con loro non è perché stai facendo una riunione, non è perché stai lavorando, non è per un progetto, per una festa, per un aperitivo: è per il cazzo.

La cosa assolutamente interessante è che la stessa frase mi sia stata detta da persona che nemmeno mi hanno mai visto e si sono comunque sentite in grado di desumere la mia mancanza di interesse semplicemente dal tono della mia conversazione telefonica/via email.

Incidentalmente: no, non sono lesbica. Ma si: non mi interessa il cazzo, almeno quello del 99% degli uomini che incontro. Potete definirmi “selettiva”, se preferite. Ho una rivelazione da farvi però: il 99.99% delle donne la fuori è assolutamente come me, ve lo posso garantire. (Per molti maschi questo è un concetto scioccante, me ne rendo conto. Sedetevi, respirate. Potete farcela, credetemi.)

Il vostro cazzo non interessa quasi a nessuna. Smettete di pensare il contrario. Ci sono ottime probabilità che la donna meravigliosamente vestita di fronte a voi in metropolitana o in ufficio non vuole la vostra attenzione, i vostri commenti, i vostri complimenti, le vostre avances. Ci sono ottime probabilità che la donna meravigliosamente vestita voglia solo essere a suo agio con sé stessa e sentirsi prima di tutto bella e voi e le vostre appendici non siate proprio argomento di discussione.

(Scrivo cose un po’ più personali del solito e un po’ meno “lavorative”. Cosa volete farci? Il blog è il mio e occasionalmente sono anche una persona.)

unsplash-logoLiliana Pereira