La cattiva pubblicità

Ieri ho letto questa notizia: The North Face (noto brand di abbigliamento e accessori per escursionisti e sportivi con una passione tutta americana per la natural , il rispetto etc.) avrebbe alterato una serie di immagini su Wikipedia per farsi pubblicità, inserendo i suoi prodotti fra le foto più ricercate. Ovviamente è illegale, ed è una cosa moralmente piuttosto abbietta, considerato che Wikipedia è notoriamente un’ente senza alcuno scopo di lucro e chi chi ha fatto la campagna questo lo sapeva benissimo. Ma il bello arriva ora: The North Face ha raccontato per filo e per segno tutta l’operazione e se ne è gioiosamente vantata online.

Quindi ricapitoliamo: esperti internazionali di comunicazione hanno fatto una cosa moralmente abbietta, al puro scopo di promuovere un brand. Fino a qui, nessuna novità. Il punto è un altro: dopo aver fatto una cosa abbietta, se ne sono vantati pubblicamente. Perché?

Perché volevano attirare l’attenzione e lo sdegno di quante più persone possibili. Quelli della Leo Burnett sicuramente il loro lavoro lo conosco e sapevano perfettamente che la reazione sarebbe arrivata in fretta. Così è stato. E la reazione è stata (prevedibilmente) pessima. Ma va bene.

Perché anche la cattiva pubblicità, è sempre pubblicità. O no?

Forse dovremmo chiederlo a Libero, che a furia du pubblicare merda ha visto sparire gli inserzionisti; o al Grande fratello, che a furia di trasmettere merda ha visto sparire gli sponsor; o a certe case editrici (che non sto manco a nominare per decenza) che a furia di pubblicare libri di merda non li vendono.

Forse dovremmo anche spigarlo a quelli che ogni volta dicono che di un pessimo comportamento non si deve parlare, perché si finisce per attirare ancora di più l’attenzione su chi quella cosa l’ha fatta solo per farsi “cattivà pubblicità” e avere attenzione. (Persone più competenti di me lo hanno spiegato meglio qui. Intanto mi scuso con la merda, che in effetti non centra nulla e potrebbe giustamente protestare contro simili squallide associazioni.)

La cosa su cui mi soffermo a riflettere è un’altra. Che nel mestiere della comunicazione spesse volti manchi di etica è una cosa che ho già sottolineato in passato. A quanto pare manca anche di rispetto nei confronti dei consumatori, trattati come stuoli acefali per cui anche la cattiva pubblicità è pubblicità… perché tanto basta vedere un logo e una montagna.

Trincerarsi dietro al cinismo di chi dici che “il mondo è pieno di cretini” e “ci vuole poco a far fesse le persone” serve davvero a pochissimo. Il mondo è pieno anche di persone intelligenti… e molte di queste persone non compreranno più The North Face (a cominciare da me).

Photo by Daniel Leone on Unsplash