Elenco di cose che NON voglio per Natale

Caro Babbo Natale,

siccome sono una bambina viziata, quest’anno non sprecherò tempo a dirti cosa voglio, ma ti indicherò soltanto cosa NON mi devi portare.
Perché vorrei che per una volta questo Natale non aggiungesse nulla, ma andasse a levare gli eccessi. Sai, un Natale contro il consumismo, un Natale minimale, un Natale da autentico Robin Hood che dà ai poveri e toglie ai ricchi. Perché io sono una bambina viziata dalle troppe ricchezze, sai, e di tutto il sovrappiù questo Natale mi voglio liberare.
Quindi ecco, caro Babbo Natale, portami via tutte queste cose… ché me ne hai date troppe in tutti i Natali passati e ti ringrazio, ma quest’anno te le rendo.

Portami via un po’ di idee: ne ho tante che non so più dove metterle, ne ho tante da riempirci libri e caricarci cammelli, ne ho tante da caricarci aerei e bombardarci chi di idee non ne ha mai. E siccome non ne realizzo nessuna, le mie idee sono inutili! Quindi eccole, caro Babbino: dalle a chi di idee non ne ha nessuna, che se le goda e che le metta al mondo e le faccia felici!

Portami via un po’ di desideri, che ne ho cassetti e armadi e stanze intere e sono tutti perfetti come vestiti troppo eleganti che non si sa mai quando indossare. Non ho più occasione, sai Babbino, di desiderare tanto sontuosamente… gli anni passano per tutti! Conserverò i miei desideri più intimi e affezionati, quelli che indosso tutti i giorni e senza cui mi sento nuda, quelli che mi accompagnano da sempre e di cui non importa se sono un poco logori.

Portami via queste speranze scomode che sono solo una scusante per sedermi qui ed aspettare tutto quello che si è perso lungo la strada e da solo sono saprà mai raggiungermi. Portale via, dalle ai bisognosi, sgomberami il campo perché possa andare a cercare da sola ciò che voglio, senza sperare più che arrivi qualcuno a bussare con un mazzo di tulipani e una promessa.

Portati via l’orgoglio, che me ne faccio ormai di questo orpello inutile? Eccovi qui tutti i miei errori, tette cadenti e smagliature, sono qui per essere visti e sbeffeggiati, sono miei ed io li amo tutti come figli. Portati via questo telone goffo che li copriva, caro Babbino, e lasciali brillare con tutta la loro luce deforme.

Portati via tutto questo interesse morboso per le cose e le persone, questa mia infantile e stupida curiosità: le cose da capire sono troppe e il tempo troppo poco. Dovrò anche imparare a accontentarmi, prima o poi: possibile che io non sia mai sazia?

Ma soprattutto, caro e dolce Babbino mio, portati via questo mio malsano e ingenuo attaccamento. Rendimi meno collosa, Babbo, puoi? Che a me le cose e le persone restano attaccate addosso come pellucchi con il velcro, come maglioni nelle spine. Sono uno zuccherino insalivato, sopra cui va a cadere la sporcizia e sono stanca di essere sporca: rendimi liscia e dura come quelle caramelle cattive che nessuno vuol mai mangiare!
Liberami! Che possa anche io padroneggiare la sublime e sacra arte del fottersene di tutto e che di ogni cosa al mondo possa far spallucce e dire “non importa”!

Da grande voglio essere un Buddha di bronzo, grasso e impenetrabile, seduto sorridente ed idiota fuori dalla vita stessa. E forse allora nessuno potrà più umiliarmi ed infangarmi, corrodermi ed affrontarmi, deridermi ed amarmi, scuotermi e affogarmi.

Non chiedo nulla, caro Babbo Natale, solo di portare via tutto.
E di lasciarmi poco, quel tanto che basta ad essere felice, ché con tutto questo attorno non riesco proprio più.