Il culto del romanticismo

Ma lo avete notato anche voi questo insopportabile, insistente, stomachevole odore di vaniglia e romanticismo che appesta l’aria? 

Come uno di quei profumi così forti da intontire e così generici da risultare volgari, il romanticismo ci perseguita in ogni frangente. Lo vediamo spopolare nella stampa scandalistica, dove le notizie su matrimoni, fidanzamenti, tradimenti, passioni e similari sono messe in secondo piano solo dai fatti morbosamente violenti. Lo troviamo su Facebook, dove ogni bacheca è vittima di penosi meme dove improbabili manga giapponesi si abbracciano su letti di rose. Lo leggiamo nelle frasi melense che spopolano su Twitter.

E se rimanesse solo li, sarebbe anche facile evitarlo… ma il problema è che il puzzo di questo romanticismo finisce per appestarsi addosso a noi, alla nostra vita, al nostro modo di percepire i sentimenti: che devono essere sempre, costantemente sbandierati, urlati, eccessivi. Come se non potessero esistere senza una continua legittimazione pubblica.

Il lezzo di questo romanticismo ci perseguita e lo portiamo ovunque: non esiste sfera della società che non ne sia invasa: dalla ricetta afrodisiaca al ristorante-cioccolateria romantico, dalle trasmissioni TV ai reality.

Ciccipucci e smancerie ostentate in pubblico (nella vita reale come sui social), mani eternamente intrecciate, saliva che scorre a fiumi: come se senza la testimonianza degli altri l’amore non esistesse.

Telefonate continue, messaggi infiniti, chat, WhatsApp… fino ad arrivare ad applicazioni dedicate (come Avocado) che servono solo per comunicare con la propria dolce metà e che prevedono funzioni speciali quali l’invio di foto corredate di bacini e la condivisione della lista della spesa: perché anche la tecnologia deve sostenere la potenza del mio sentimento.

Un mercato dell’intimo in pieno boom, dove sia per lui che per lei si delinea un’immagine di romantica bagascia “solo per i tuoi occhi amore!” tutta pizzi, tanga, intarsi nei posti giusti, inserti in pelle per derive dolcemente sadomaso à la 50 Sfumature di grigio.

Perché se si ama BISOGNA necessariamente recitare una specifica parte ben delineata: altrimenti non si ama, non abbastanza.

E va bene, accettiamolo pure: viviamo in una società che ci permea fortemente, dove la privacy è ridotta, dove la condivisione è data per scontata… Ma è possibile che perfino una sfera così intima, personale e delicata della vita di una persona, debba essere invasa? Possibile che questo mondo moderno pieno di libri di auto-aiuto, di tutorial e di gruppi di sostegno mi debba insegnare anche come dimostrare il mio sentimento?

Perché i miei sentimenti devono essere quelli dei protagonisti di Twilight per essere degni di chiamarsi “amore”? Altrettanto ostentati, altrettanto violenti, altrettanto fintamente romanzati?

Diciamo tutti insieme “Basta!” a questo massacro della nostra personalità!

Ammettiamolo, a voce alta e senza problemi: le rose ci fanno schifo, preferiamo le peonie; il peluche rosa è un regalo inutile, regalami una cover dell’iPhone verde acido; i cioccolatini fanno ingrassare e i Baci Perugina comunque non ci piacciono, vogliamo le Goleador; l’intimo in pizzo FA PRURITO (ma perché nessuno lo dice? Perchè!?); il tanga mi dà fastidio; Twilight faceva lacrimare dal ridere e se mi scrivi 400 volte al giorno io non ti sono grata, ma ti mando anche a quel paese.

Reclamiamo fortemente la realtà! Diciamo “NO!” alla teoria e “SI!” alla pratica!

Perché l’amore, quello vero, non vive in un mondo di puttini, non si nutre di ostentazione sulle bacheche di Facebook, non dà importanza all’intimo che si indossa, non si quantifica in righe di messaggi.

L’amore, quello vero, è l’assoluta, totale e semplice sicurezza che l’altra persona c’è, per noi: una sicurezza così solida che non ha bisogno né di app dedicate, né di conferme pubbliche, né di regali idioti, perché viene vissuta e messa in pratica ogni giorno.

Anche senza dirlo a nessuno.

 

PS: Chi mi conosce potrebbe facilmente pensare che io mi scagli con tanta rabbia contro queste cose semplicemente per nascondere la mia completa incapacità in termini di romanticheria, dolcezzitudine, salameccosità e affini. 

Ma queste sono solo le impietose calunnie della vita reale.