digital

Se è digital non serve altro!

Ovvero: Distinguere fra contenitore digital e contenuto umano.

Questa settimana a Milano c’è la digital week e ci sono un sacco di incontri interessanti sul digital, in cui si parla di digital sui canali digital. Scorrendo il programma, bombardata dal continuo ripete della parola “digital”, mi sono trovata a pensare che davvero questa maledetta parola viene usata troppe volte… e non solo nel programma della “digital week” (dove era anche scontato trovarla).

Più in generale assisto ad un abuso della parola “digital” un po’ in tutte le sfere della comunicazione e della comunicazione attorno alla comunicazione (meta-comunicazione? sega mentale? ai posteri l’ardua sentenza!). E come spesso accade per le parole che si usano troppo, finisce per non voler dire assolutamente nulla e diventare una banale buzz word: uno specchietto per le allodole, una calamita per i perditempo.

Cosa vuole dire, in fondo “digital”?

Attualmente in Italiano questa parola che va ad assumere una connotazione quasi mitologica, eternamente positiva: lo splendido elfo verso cui dobbiamo tutti ambire, l’eterna assoluta meta del nostro progresso… Siamo un paese arretrato perchè non siamo abbastanza “digital”, è chiaro.

Eppure, in fondo, la parola “digital” è un semplice aggettivo: come tutti gli aggettivi, non sta in piedi da solo e gli servirebbe un supporto per avere senso. Almeno in teoria, perché ormai esiste “il digital”: un concetto potentemente carismatico, un nome globale con cui si intende tutto il mondo dei canali digitali e tutta la comunicazione che ci gira intorno.

Canali, appunto. Ricordiamocelo: quando parliamo di digitale, parliamo solo di un canale, non di un contenuto. Come è possibile che questo canale fagociti completamente la nostra conversazione? Sappiamo bene cosa succede quando il mezzo diventa più importante del fine, no? Lo aveva detto quel signore, quel tale McLuhan: quando il mezzo diventa il messaggio, si finisce per andare incontro a grossi, grassi problemi (Ok, forse non lo aveva detto proprio così, ma ci siamo capiti).

E infatti eccoli qui, i problemi.

Mentre i giornali si riempiono della parola “digital”, non riusciamo a far progredire il dibattito.

Mentre continuiamo a parlare del canale, abbiamo completamente perso di vista il messaggio.

Troppi usano i social in modo disperatamente ignorante, quando non addirittura orrendamente maleducato o aggressivo… perchè il problema sono i social (canale) e non maleducazione e aggressività (messaggio).

Tutti lamentano la perdita della loro privacy per colpa di internet (canale), senza però sviluppare consapevolezza e responsabilità sui loro contenuti (messaggi).

Le aziende invece di essere produttive dedicano decine di ore di riunioni dedicate agli strumenti da usare “per migliorare la produttività” (canale) senza poi avere uno stralcio di strategia da portare avanti (messaggio).

In ogni ambito della vita il canale è diventato il messaggio. Si parla di social non di quello che avviene sui social. Si parla di produttività, non si quello che serve fare con la produttività.

Questo accade perché si continua a dare enfasi al contenitore e mai del contenuto… e il contenitore diventa sempre più vuoto e più inutile.

Smettiamola di dire che la colpa “è dei social”, che la soluzione “è internet”, che il progresso “è digital”.  Smettiamola con gli slogan mediatici, con le discussioni attorno agli aggettivi. Smettiamola di usare a spruzzo buzzword senza senso: la costruzione dell’awareness digitale a 360° sul multicanale social è una supercazzola. Perché ne stiamo parlando?

Smettiamo di parlare del mezzo e ricominciamo a discutere del contenuto. Ricominciamo a chiederci cosa vogliamo comunicare, non “su quale canale digital” sia meglio farlo.

Smettiamo di passare ore a guardare ai nuovi social (Ah, ma a proposito: Vero, lo avete provato?), alle nuove app per posta produttività, mindfulness, focus. Ricominciamo a chiederci a cosa ci servono tutte queste cose… ammesso e non concesso ci servano davvero.

Smettiamo di parlare di digital, social e web come se queste tecnologie fossero fine a sé stesse: non lo sono, sono nostre serve, al servizio delle nostre idee. Altrimenti la tecnologia va avanti da sola, e noi ci troviamo al suo servizio (caro vecchio Marshall, aveva predetto tutto!).

Ricominciamo a parlare di idee.