Il minimalismo dei poveri

In principio era il mondo dell’haute couture, con colori di assoluta eleganza e fascinosa semplicità. Poi è arrivata Apple e le sue linee essenziali e la sua algida monocromia hanno influenzato tutti gli altri. Dopo di lei sono arrivati tutti gli altri: brand di ogni tipo, forma, colore e categoria merceologica… tutti accomunati da uno stesso gusto, quasi ossessivo per il minimalismo.

Quando si parla di design, il minimalismo è quella corrente che mette tutti d’accordo: è quello che voglio i clienti, è quello che vogliono fare i designer, è quello per cui si vincono premi, è quello per cui si passa alla storia. Il minimalismo piace a tutti: parla di eleganza, di ricercatezza, di lusso. E chi non vorrebbe un prodotto elegante, ricercato e lussuoso?

Con l’unica eccezione (per altro solo parziale) dei giocattoli per bambini, il minimalismo è diventato la cifra distintiva di ogni forma di design efficace: se è bello, è per forza minimale.

Quando la comunicazione è efficace, non serve altro.

Le ragioni? Beh, sono ovvie: quando la comunicazione e il branding sono efficaci, non serve altro. Non servono illustrazioni colorate, slogan provocatori, colori fluo, animazioni eccessive. Il minimalismo formale è quindi la massima, più alta forma di celebrazione del brand: è un brand nudo, perfetto, scultoreo. E chi non lo vorrebbe, un brand così?

Eppure qualcosa va storto…

Sulla carta, tutti. Peccato che spesso qualcosa vada storto… e quel branding pulito, elegante e minimale diventi un logo scialbo in mezzo a una pagina tristanzuola. Che cosa è andato storto?

In una parola? Il budget. Perché c’è una grande verità nascosta dietro al minimalismo, che nessuno sembra voler cogliere o capire: un design minimale costa il quadruplo di un bel design colorato e variopinto. E no, non lo dico per esagerare: è la pura e semplice realtà.

Le verità nascoste del minimalismo: costa il quadruplo.

Ma è una realtà che nessuno vuole vedere e vuole capire. Quello che pensa il cliente, quando parla di minimalismo è “pochi elementi, poco sbattimento, pochi soldi”… e questa è la ragione per cui così tanti siti “minimali” fanno così tanto schifo.

Quando gli elementi sono pochi, ogni singolo elemento richiede dieci volte più attenzione, più tempo, più impegno. Ogni pixel del sito deve essere perfetto, ogni parola del testo curata, ogni foto studiata con cura maniacale. E tutto questo ha un costo, e non è un costo banale.

Serviva davvero?

Il minimalismo è un’ottima soluzione per moltissimi brand… che hanno il budget e il carattere per supportarlo! Ma non è l’unica soluzione e non è nemmeno detto che sia quella migliore, per tutti. Ce ne sono tante altre, che forse possono essere investigate prima, come alternative di posizionamento e di branding.

In ogni caso è fondamentale smetterla di considerarlo come la strada più semplice, più veloce e più economica: non lo è. Considerandolo in quel modo e proponendolo in quel modo ai clienti l’unica cosa che si ottiene sono prodotti di qualità bassa, senza personalità. Questo perché un eccellente design minimal è qualcosa di complesso, difficile e costoso. E prima di fare tutta la fatica necessaria a metterlo a punto forse bisogna farsi una domanda: mi serve davvero?