Il problema con le ferie

A chi non piacciono, le ferie? Beh, a me. E no, non è (solo) perché mi piace quello che faccio e nemmeno perché non riesco mai a smettere di farlo. C’è qualcosa, nel meccanismo stesso delle ferie, di profondamente disfunzionale.

Innanzitutto perché le ferie coincidono, puntualmente, con il caos. Ormai sempre più spesso queste ferie sono pagate al prezzo di ritmi assolutamente frenetici prima e dopo, mentre tutto intorno al “grumo” di ferie (che in Italia sono tutte concentrate in Agosto) si accumulano grottesche serie di casini. Progetti in sospeso che magicamente si sbloccano. Colleghi collaborativi che improvvisamente smettono di esserlo. Consegne improvvisamente diventate urgenti. Bug noti da mesi che dalla sera alla mattina diventano critici. Caldo. isteria.

Ferie = delirio

Perché? Che cosa succede, nel lavoro, nelle nostre vite, nelle nostre teste? È il caldo? La stanchezza? Lo stress? Si, ma no. Il problema è molto più semplice e anche molto più complicato di così e queste possono essere, al massimo, le cause scatenanti.

Durante tutto il corso dell’anno ci impieghiamo meticolosamente per creare un ordine, una routine, un sistema. Questo sistema non è solo fatto di abitudini, coltivate con la cura ossessiva che useremmo sui bonsai, ma anche di tematiche in sospeso, problemi più o meno ignorati e difficoltà accuratamente archiviate sotto a un tappeto. E tutto questo magicamente esplode, apparentemente senza una ragione e con la puntualità di un orologio a cucù svizzero, durante il periodo che coincide con le tanto agognate ferie.

Il problema delle ferie è questo: sono un’enorme energia destabilizzante, su un’infinità di livelli e di tematiche.

Da un lato le vacanze di qualcuno coincidono con il delirio di chi rimane: meno persone, compiti e tempi che si ridistribuiscono, ruoli che si scambiano e tutto viene alterato. I pesi interni vanno ridistribuiti e vengono al pettine le mancanze e le lacune di chi, fino a ieri, pareva comunque riuscire a cavarsela.

Lo stress del dover fare (niente)

Ma dall’altro lato è anche in atto un assurdo processo mentale, che sembra diventare più grave ogni anno: ci sentiamo così tanto in dovere di divertirci al massimo delle nostre forze, che carichiamo questo magico lasso di tempo con una serie inquietanti di pesi psicologici. Per esempio, è impossibile partire lasciando qualcosa in sospeso: tutti i progetti vanno conclusi. Non importa se rimangono solo tre giorni utili, non importa se sono in stand-by da 5 mesi, non importa se non ci ricordiamo neanche perché ci siamo interrotti (e men che meno perché avevamo iniziato): bisogna concludere prima dell’agognata partenza, pena l’incapacità di godere appieno del tanto meritato relax.

Per non parlare del tempo dedicato alle vacanze, in sé: quella manciata di giorni/settimane diventano un periodo di tempo mitologico in cui dovremo fare qualsiasi cosa non abbiamo fatto negli ultimi 11 mesi. E le aspettative, si sa, sono sempre problematiche. Escursioni, gite, mare, montagna, passeggiate, ma non solo: in vacanza dobbiamo prenderci cura di noi! Quindi dobbiamo leggere i 50 volumi che ci siamo prefissi a inizio anno (volumi letti finora: 4), imparare a suonare l’ukulele, non perderci quella stupenda rassegna di musica per cembalo contemporaneo, vedere i musei che non visitavamo dalla terza media, ma non solo: in vacanze la vita sociale viene prima di tutto! Quindi dobbiamo giocare con i bambini, stare con il partner, i genitori, i parenti lontani, i nonni, gli amici delle medie, uscire tutte le sere, mangiare, bere e stare in compagnia, ma non solo: perché le vacanze sono prima di tutto relax… e come diavolo fa uno a rilassarsi, con questi presupposti?

Ed ecco che anche le ferie diventano una ragione di stress. L’ansia di doverci a tutti i costi arrivare preparati stressa il lavoro e l’ansia per usarle al meglio finisce per stressare ferie stesse. Perfetto.

Ma quindi non ci sono soluzioni? Semplicemente alcuni di noi non sono adatti neanche ad andare in ferie?

E se forse…?

Forse basterebbe smettere viverle come un momento completamente “altro” dalla quotidianità, attendendole per 11 mesi e piangendole appena concluse. Una vita passata in attesa delle ferie è del resto una vita ben triste! Sarebbe ora di smettere di parlare di “work/life” balance come a una convivenza fra gli opposti inconciliabili: non sono due aspetti diversi e non c’è nulla da bilanciare. Il lavoro fa parte della vita: viverlo come un ostacolo alla stessa rende tutto tremendamente complicato.

O forse le ferie vanno prese così come sono: una cesura, uno strappo, un taglio sanguinante nella nostra quotidianità. Un momento dove le abitudini e le consuetudini vanno all’aria e tutto cade fuori dalla scatola in cui lo avevamo nascosto e rimane li, impietosamente sotto i nostri occhi. Un momento per ridiscutere tutto. Un momento per trovare la calma di fermarci e farci quelle domande scomode che di norma dribbliamo perché “non ho tempo ora”. Un momento per tirar fuori la polvere da sotto i tappeti e gli scheletri dagli armadi.

Forse le ferie diventano un momento di meta-lavoro: un momento in cui ci fermiamo e finalmente abbiamo modo di guardare il lavoro da fuori.

Forse dobbiamo solo trovare il coraggio di usare le ferie in modo diverso: non per “staccare” ma per immergerci, in un altro modo, da un’altra angolazione. Forse dobbiamo solo avere il coraggio di fermarci, una volta per tutte e riflettere e osservare e interrogarci. È davvero quello, il lavoro che vogliamo fare? È davvero quello il modo? È davvero quella la direzione?

Perché sarebbe un vero peccato ritrovarsi, a settembre, la dove non vorremmo essere, non è vero?