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Il target è morto, per fortuna i clienti stanno bene!

Fra le molte cose che non ho mai capito nel Magico Mondo del Marketing (MMM) c’è la tendenza a puntualizzare sempre e con precisione allucinata il target di un prodotto: “Questo è per maschi adulti 25-38 che amano fare sport e detestano il colore verde. Segno zodiacale: Bilancia.”

Ogni volta che qualcuno ha fatto questa puntualizzazione a proposito di un prodotto, inevitabilmente mi sono trovata a pensare: “Quindi se io voglio tantissimo questa cosa e NON sono un maschio adulto 25-38 che ama fare sport e detesta il colore verde, voi questo prodotto non me lo volete vendere?!”

Con questo non sto dicendo di lanciare ogni prodotto nel mucchio, urlando alla folla: “Chi lo vuole se lo pigli!”, certo… ma siamo proprio sicuri che certe puntualizzazioni siano utili?

Chi forma DAVVERO il target di un prodotto?
Semplicemente, chi quel prodotto lo vuole fortemente.

Che potrebbe o NON potrebbe essere un maschio adulto 25-38 che ama fare sport e detesta il colore verde. Non sono queste le caratteristiche rilevanti per definire un target!

Forse invece di segmentare con coscienza i nostri target tramite complesse stratificazioni sociologiche di chiara matrice medioevale, potremmo provare a usare criteri più pragmatici e meno tabulabili, più basati sulla realtà e meno su dati numerici di difficile interpretazione. Ed avere un po’ più di elasticità.

Quello che definisce davvero una persona non sono le sue caratteristiche anagrafiche, sociali, economiche… sono le sue passioni, i suoi interessi, il mondo dei suoi riferimenti culturali.
E queste sono tutte cose che è molto difficile mettere in una bella tabellina ordinata impaginata dentro Powerpoint: sono cose che si imparano prendendosi la briga di ascoltare, con umanità, i singoli clienti. Senza avere l’arroganza di ridurli ad un parametro.

Ed ecco che quella bestia mitologica che chiamiamo target morirà e al suo posto troveremo solo delle persone.