Cultura aziendale: non è solo uno slogan

Ultimamente l’idea di “cultura aziendale” è una di quelle idee che sembrano andare di moda: un concetto sufficientemente vaporoso da metterci dentro un po’ di tutto, quel soave e delicato di mix di “atteggiamento, attitudine, mentalità” che fa (o disfa) un’azienda… senza che nessuno abbia mai capito bene di che si tratta.

Farla finita con l’idea di cultura “polverosa”.

Il problema parte da lontano, dall’idea stessa di cultura. La definizione è facile da reperire ed il dibattito intorno alla stessa è complesso e lo scanso volentieri. C’è un aspetto, però, che mi ha sempre tormentata: la cultura è generalmente intesa come un misto di conoscenze e di saperi rigorosamente statici e tratti dal passato. Questa immagine della cultura mi ha sempre causato un disagio tutto personale: è la ragione per cui, uscita dall’Università, ho fatto così tanta fatica a trovare un “lavoro vero” con una laurea in Lettere. È la ragione per cui, ancora adesso, mi trovo puntualmente presa/persa in dibattiti sul ruolo “degli intellettuali” (una magica elite che la mattina sul cesso rilegge “Guerra e pace” invece che farsi gli affari altrui su Facebook, e per questo si sente migliore).  Anche Baricco, recentemente, ha avuto molto da dire, su questi intellettuali… ma penso che tutto parta da questa idea di cultura come qualcosa di “museale” e conservativo, che crea un sacco di guai alla cultura, in generale, e rende questo concetto quasi insostenibile nell’ambito aziendale, in particolare.

Se la cultura diventa puro nozionismo, ecco che gli intellettuali diventano noiosi e libreschi, nonché totalmente superflui: non si capisce più a cosa serva, la cultura, soprattutto nel mondo del lavoro. Diventa un orpello, una di quelle parole placeholder da usare nei propri siti web o nelle proprie brochure, quando non si sa cosa si vuole dire. Ma la cultura, quella vera, non è questo: non serve a ricordare, non serve a accumulare nozioni dei bei tempi andati, non serve a spiegare agli altri quanto siamo bravi e quanto sono belle le cose che abbiamo fatto/pensato.

Lo scopo della cultura, dentro e fuori dalle aziende, è quello di dare prospettiva. 

Non ha nulla di vecchio e libresco, la cultura vera, anzi! Prima e più di tutto è apertura al futuro, progresso, innovazione. Non va affidata a qualche sparuto vecchino con gli occhialini, non va chiusa negli uffici di chi si occupa delle misteriose “risorse umane” (che non si è mai capito che risorse siano, oltretutto) e soprattutto non va affidata a chi di mestiere fa comunicazione (si, succede; si, parlo per esperienza).

Che cos’è, in un’azienda, la cultura? È una specie di gigantesco blob di cose diverse, di difficile definizione ma di immediata riconoscibilità nei rari casi in cui la si vede. La cultura aziendale è fatta dal know-how, certamente… ma non solo da quello “tecnico” e non solo da quello “incontrovertibile” perché esperienza ed emotività sono altrettanto importanti. È fatta dalle persone, che questo know-how lo hanno coltivato, ma che probabilmente in parallelo hanno coltivato tanto altro e hanno portato i loro interessi, le loro esperienze e sensibilità dentro all’azienda. E soprattutto la cultura aziendale è fatta dalle motivazioni, dalle ragioni profonde che stanno dietro ad ogni singola scelta, ad ogni persona, ad ogni cliente.

La cultura aziendale si costruisce dall’interno, prima di chiedere a qualcuno di andare a raccontarla al mondo là fuori, ed è un processo che avviene per sedimentazione, giorno dopo giorno e decisione dopo decisione. Le aziende non nascono con una cultura aziendale, al massimo nascono con una mission (se proprio sono lungimiranti) e più spesso con un semplice business plan: costruire una cultura aziendale vera richiede tempo, fatica, coerenza… e, come già visto per l’innovazione, è processo che apparentemente sembra più faticoso che utile.  

Invece avere un’autentica cultura aziendale serve, tantissimo: è la base su cui andare a sviluppare una strategia di crescita (anche) economica, il progetto grazie al quale scegliere le persone, i clienti, le attività, le collaborazioni.  Vuole dire inquadrare le proprie scelte e le proprie azioni in un contesto più grande e più profondo: che va oltre la necessità immediata, il profitto, il comodo, la moda.

Perché sia efficace, la cultura deve essere totalmente coerente. Ma il problema, in realtà, non si pone… perché se non è coerente, allora non è davvero cultura: è uno slogan portato avanti a scopo promozional-commerciale. Gli slogan di questo tipo, senza sostanza e senza fondamenta, non servono a niente: sono pentole senza coperchio. Inutile andare a proclamare i valori in cui crede la propria azienda presso i propri clienti, quando non li si porta avanti con i propri dipendenti.

Inutile investire in comunicazione, quando a supportarla non c’è niente. Investite per creare, costruire e alimentare una solida cultura aziendale interna, ogni giorno, fra le vostra mura: quando l’avrete, avrete anche un messaggio vero da andare a raccontare al mondo.  Altrimenti, avrete solo una manciata di slogan.

 

(Photo by Fahrul Azmi on Unsplash)