40

La privacy è morta, lunga vita alla responsabilità!

Quindi ora dobbiamo tutti usare Telegram, perché Whatsapp è il MALE, perché è stato comprato da Facebook e Facebook non rispetta la nostra privacy.
Non vorremmo mica che Facebook diventi proprietario delle nostre fotine porche da adescamento on-line, dei nostri pettegolezzi malvagi con la collega, delle nostre faccine sceme mandate al fidanzatino, vero?

La nostra privacy è sacra!
E per preservarla cosa facciamo?
Cambiamo social network e migriamo su Telegram!

Ma se invece provassimo a cambiare punto di vista?
Iniziamo partendo da questo facile, doloroso, crudele presupposto: se non voglio che una cosa sia pubblica, semplicemente non deve esistere online.

Ed allora ecco che il punto non è più chi detenga il possesso reale della foto del mio culo che mi sono fatto “per ridere” su Whatsapp, quanto piuttosto: era davvero il caso di fotografarsi il culo?
Invece di chiederci continuamente dove siano i nostri dati, in preda al continuo terrore che qualcuno li veda e li usi, forse potremmo iniziare a essere realmente responsabili dei dati che creiamo.

Ed invece di pretendere privacy da un sistema che non ci deve nulla, potremmo offrire un po’ di dignità a noi stessi, diventando un po’ più responsabili delle nostre parole, delle nostre immagini, del nostro modo di interagire con il mondo.

Nel migliore dei mondi possibile non avremmo nulla da nascondere.
In questo si, ma possiamo decidere di non postarlo su Facebook.

(Poi rimane da chiedersi cosa dovrebbe farsene Facebook di questo tipo di dati…
Ricordate quando voleva impossessarsi di tutte le foto di gatti e pasta scotta di Instagram, e tutti in sciopero? Cattivo, cattivo Facebook!

Magari, dico magari, ci stiamo facendo finti problemi.
Magari i nostri dati e le nostre foto non sono poi così importanti.
Magari non siamo noi il centro del mondo.
Magari esiste vita anche fuori dai telefonini.)