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La realtà fa sempre bene?

Convinzione: la massima forma di intelligenza è la capacità di vedere la realtà per quella che è, di andare oltre le personali barriere di autoinganno per mirare ad un visione vicina alla Verità.

Sono sempre stata una persona di un realismo esasperato: ho perseguito in maniera aggressiva una visione della realtà tagliente ed accurata. Oltre ogni finzione, ho sfrondato i miei punti di vista e quelli altrui per cercare di arrivare il più possibile vicino a quella verità empirica data dalle Cose Come Stanno.

Fino allo sfinimento.

Fino alla stasi.

Una situazione che non appartiene solo a me.

Assorti ed affranti cultori della realtà, in questo momento non sappiamo con che coraggio alzarci dal letto la mattina: perché la situazione è talmente nera, da qualsivoglia punto di vista la si voglia guardare, da lasciar del tutto distrutti.

La realtà dell’Italia in questo momento è un abisso (per cui rinvio a riflessioni migliori delle mie). E spesso anche le nostre vite personali e lavorative sono tanto grigie da risultare disincentivanti.

Nei momenti difficili guardare in faccia la realtà non è uno stimolo al fare, anzi. 

La realtà diventa una pressa sotto il cui peso la nostra iniziativa non trova più margine di azione; un eterno ed ingombrante punto di domanda in piombo che ci trasciniamo legato ad una caviglia. La constatiamo, nuda e cruda, un’enorme e orrenda massa grassa, che siede di fronte a noi senza grazia né stile… e ci sediamo accanto a lei, incapaci di reagire.

Che poi, quella massa informe che noi chiamiamo realtà, in realtà è solo il nostro privatissimo e personale punto di vista di quello specifico momento. Perché siamo limitati nelle nostre conoscenze e siamo schiavi della nostra emotività: spesso quella che lavoriamo per delimitare come “realtà” non è altro che un’ennesima e più raffinata forma di finzione. Quindi non si tratta della Realtà, con la maiuscola, ma di UNA realtà, scelta da noi fra quelle disponibili.

E a cosa serve una realtà che, per quanto vera, ci rende immobili? 

Se lottare per vedere le cose come stanno serve solo a bloccarci, la lotta è inutile e controproducente: tutto quello che avremo ottenuto sarà stato di esserci costretti a sedere immobili, in quella disgustosa realtà.

Essere pragmatici è molto più utili che essere realisti. 

Quindi FANCULO la realtà e andiamo avanti: perché la realtà non deve essere il fine ma il mezzo.

Se la realtà serve solo a bloccarci, impariamo a guardare oltre: impariamo a vedere cosa potrebbe esistere oltre quel muro di situazioni.

Impariamo a domare le nostre aspettative per renderle speranze e non delusioni.

Impariamo a distinguere fra i sogni (= mondi di unicorni rosa, nuvole di zucchero filato, funghetti che cantano e simili amenità) e i progetti (=idee che ora non esistono ma domani potrebbero).

Impariamo a camminare come equilibristi quel filo sottile di speranza, che ci tiene sospesi sopra l’abisso della realtà. E non importa se è tutto finto, e non importa se è solo un sogno, e non importa se ci autoinganniamo: importa solo andare avanti e superare il burrone.

Per arrivare ad una realtà nuova.