L’arte fotografica ai tempi di Instagram

Con un bacino di utenza di milioni di iscritti, e migliaia di foto nuove postate ogni ora, Instagram è diventato molto più di un semplice social-network: è un vero e proprio fenomeno di costume. Ha portato alla ribalta l’iPhone come “macchina fotografica” (la più usata, anche su Flickr) e con i suoi filtri “vintage” ha generato un rinnovato interesse verso il mondo delle Lomo e delle Olga, che di colpo sono tornate ad essere ambiti strumenti.

Chiedersi “perché?” è quantomeno lecito, ma la risposta in realtà è drammaticamente semplice: perché tutto sembra bello, con i filtri di Instagram.

Metti una mattina per caso, struccata e mal vestita: ti tiri la sciarpa sul naso, ti fai una foto su Instagram, ci aggiungi un filtro carino e un po’ di sfocatura ai bordi, la posti. La guardi: “Va beh, forse non sono bella, ma mi spaccio per interessante!”. Arrivano i commenti: incoraggianti. Ed è così per tutto quello che passa da Instagram, che sia scrivania, paesaggio, macchina, strada di città, fiore, albero o sole che tramonta.

Una cosa bella, diventa meglio; una cosa mediocre diventa carina; una cosa bruttarella diventa “interessante”. Instagram è la crema magica che ogni donna vorrebbe avere, è il fluido fatato della instant-beauty 2.0. Instagram ha inventato l’algoritmo della bellezza.

Perché i suoi colori filtrano le brutture, perché i suoi tagli eliminano quello che non va, perché le sue sfocature studiate ad arte permettono di escludere quello che non si vuole vedere. Un bravo fotografo riesce a farlo anche con una reflex da migliaia di euro, ma per noi comuni mortali c’è Instagram, che permette di fare la magia, alla modica cifra di un iPhone.

E se i professionisti storcono il naso, dicono che il formato quadrato è il più difficile, lamentano la mancanza di bravura nella scelta delle inquadrature e dei tagli, spregiano la scarsa risoluzione “perché è comunque solo un telefono!”, non si può negare che i fatti parlino chiaro: Instagram ha avuto successo perché è in grado di realizzare foto gradevoli a partire più o meno dal nulla. E in realtà il circolo è quasi vizioso: ormai noi ci aspettiamo che le foto gradevoli siano fatte con Instagram.

Ormai una foto “normale”, a vederla, ci sembra manchi di qualcosa: perché non ha l’effetto sfocato, non ha il look da Polaroid stinta, non ha quel fare un po’ vissuto di foto on the road. La presenza sul web di foto made in Instagram è ormai talmente massiccia che il gusto sta rapidamente cambiando. In altre parole Instagram ci piace perché è bello… ma è anche vero che il bello ci piace solo se è fotografato con Instagram. Ah, cosa avrebbe fatto Steve Mc Curry, con Instagram! E perchè dovrei apprezzare quelle macro professionali di libellule tanzanesi in volo, quando mia cugina ha fotografato i frollini su Instagram e mi sembrano più belli?

Chi decide, in fondo, cosa è bello? Il bello, ormai, è solo quello che va di moda, alla faccia di Platone e di quanti prima di lui si sono scervellati per trovare una definizione perfetta di un concetto così complesso. E oggi va di moda Instagram, vanno di moda le finte Lomo, vanno di moda i colori desaturati: filtri che abbelliscono del 200% ogni cosa, senza alcuno sforzo.

Un po’ è per l’immediatezza, inutile negarlo. Piuttosto che trascinarsi in giro 10 chili di reflex con tanto di obiettivi e annessi e connessi, tiro fuori dalla tasca l’iPhone, e questo da a tutto quello splendido tono di giornalismo di guerrilla.

Ma un po’ è anche una reazione, ad un certo modo di intendere la fotografia. Le pubblicità hanno divulgato delle immagini talmente perfette, talmente ritoccate, talmente sintetiche da non risultare più credibili: fotomodelle satinate tramite sabbiatrici, la cui pelle non ha più alcun segno, automobili lucidate in stile Karate Kid, senza un singolo sfriso, cibi e vivande che paiono appena sfornati dalla cucina di Gualtiero Marchesi anche quando vengono dal container di una nave cinese.

Tutto studiatissimo, tutto fintissimo: la reazione? Instagram, apparentemente autentico, ma in realtà altrettanto studiato e altrettanto finto, in modo diametralmente opposto. Se sulle pagine di Vogue anche ciò che è carne e sangue pare plastica, sulle videate di Instagram anche la plastica pare viva, partecipe, calda, umana. E bellissima. Si tratta, in un caso come nell’altro, di scegliere in che modo farsi prendere in giro dalle immagini…

Forse, è solo un passatempo per nerd che si improvvisano fotografi. Forse hanno ragione gli indigeni che pensano che le fotografie rubino l’anima (e restituiscano solo menzogne). In ogni caso la fotografia, quella vera, non dovrebbe limitarsi a “filtrare” la realtà: dovrebbe metterla a nudo.