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Monologo del Poeta

Poeta: individuo sufficientemente egoista e idiota da ignorare i problemi reali, in quanto banali e gretti, per poi inventarne di nuovi, più adatti alla stesura di sonetti.

Che palle la banale squallida fragile felicità. Che palle mia moglie, la mia bella casa, i miei libri e i miei orpelli, che palle averci la salute, che palle il bel tempo e la primavera, che palle. Che triti concetti da squallido borghesotto seduto sul sofà, che noia.

E che palle anche le trite infelicità collettive e quotidiane, i problemi veri, che palle i bambini in Africa che muoiono di fame, che palle i genitori anziani da curare, che palle la disoccupazione, che palle che non arrivo a fine mese, che palle tutti questi problemi così borghesi, così comuni.

No, io sono un poeta, la mia finezza intellettuale e la mia spiccata sensibilità non possono soffermarsi su cotanti grettezze.
Potrò mica conquistarmi la celebrità sonettando di stipendi non versati e litigi per il parcheggio!
Come faccio ad inventarmi problemi che davvero meritino la mia poesia?

Per fortuna la rete viene in mio aiuto! Oggigiorno è facile usare il web per inventarsi problemi inesistenti, tresche surreali, faide idiote, liti, discussioni, finti scambi di idee, guerre. E a fine giornata, è finito un altro giorno e sono riuscito anche oggi a tenere vivo il conflitto! Ho litigato, ho urlato, ho sofferto, ho tradito, ho sbraitato: eccomi, guardate sono un INTELLETTUALE! Meglio ancora! Sono un POETA!

Finalmente posso aggiornare uno stato e postare la mia foto mentre piango.
Finalmente ho qualcosa da dire sul web, sul blog, sul Twitter.
Finalmente la sega mentale ha vinto, di nuovo.”