Quando il confronto diventa tossico

Mi sento quasi in colpa, ad aver scritto questo titolo. Perché una vocina dentro di me insiste: “Confronto tossico?! Ma come! Il confronto è sempre, SOLO positivo! Non esiste confronto negativo! Non esiste confronto tossico. Ogni opinione è bella e brava, buona e giusta, e va conservata come un tesoro!”

Personalmente, a quella vocina devo molto. Quella vocina mi ha praticamente cresciuta, e fatta diventare la persona che sono. Ha instillato per me una vera e propria ossessione per le opinioni diverse dalla mia, per le differenze culturali, razziali, comportamentali, per le minoranze. Quella vocina è quella che ha insegnato a me (una chiacchierona cronica) ad ascoltare… e ho imparato a spegnere la mia testa quando qualcuno mi parla, a non pensare alla risposta che gli darò, ma alla sua opinione, prima della mia. Lei, la vocina, mi ha anche spiegato il valore della pazienza (che neanche quello mi veniva proprio naturale) e quello dell’empatia (che invece mi veniva pure troppo naturale).
È solo per merito suo se mi sento obbligata a leggere due libri al mese (invece che rileggere per le millesima volta “Orgoglio e Pregiudizio”), a cercare in modo ossessivo su YouTube documentari di ogni tipo (invece che video musicali), a cercare di interagire con ogni tipo do comunità di cui in teoria non farei parte (LGBT, BIPOC, disabili) sentendomi poi una merda per tutti i privilegi che ho, rispetto a loro, e che assolutamente non mi merito.
Ho coltivato quella vocina da quando sono al mondo. E lei è cresciuta e cresciuta… fino a diventare una vocina con un enorme megafono amplificato che manco allo stadio per il concerto della Nannini.

Ed è stato a quel punto che quella vocina, e lo scrivo qui una volta per tutti, in maniera chiara e univoca, mi ha finalmente rotto i coglioni.

Perché è bello avere una vocina che ti dice che devi confrontarti con tutti, accogliere l’opinione di tutti, e accettare tutto e tutti. Ma è bello finché la vocina resta UNA VOCINA… e in certi casi invece diventa una grancassa che percuote direttamente il nostro cervello. E allora va necessariamente messa a tacere, quanto basta per sopravvivere, per andare avanti, per non essere travolti.
Quella vocina è quella per cui prima di iniziare a fare qualcosa devo passare 2 settimane a cercare su internet altre cose uguali a quella che voglio fare io, ma fatte meglio, fino a convincermi che “ma cosa la faccio a fare?”.
Quella vocina lì è la ragione per cui ogni cosa che si produce deve essere mostrata alla famiglia, condivisa sui social, affissa a mezzo stampa nel quartiere, proclamata al mondo… anche quando ci sentiamo fragili e insicuri e inadeguati.
È per colpa di quella vocina che ogni bozza di documento di lavoro anche solo accennata viene messa in copia conoscenza all’universo, mostrata a ogni persona dell’ufficio (incluso il fattorino della DHL che passava di li ed era pure in ritardo), inoltrata anche al cugino di secondo grado che sta negli USA, vivisezionata in ogni sua parte fino a cancellarla.
Ed è sempre per colpa sua, di quella maledettissima vocina, che il feedback non è più uno strumento di lavoro, ma “facciamolo rosso che è il mio colore preferito”, “mi piace di più al contrario, giriamolo!”, “mia zia dice che è meglio su due colonne”, “il consumer test è dubbioso, ma secondo noi vogliono dire che è meglio la seconda proposta!”, “ieri notte non dormivo e ho pensato che…”, “42!”.
La vocina è quella che ci obbliga a rimanere nel gruppo Whatsapp “Mamme 2003” fino a che nostra figlia non ha 42 anni, per confrontarci con un gruppo di casalinghe di Voghera con cui in comune abbiamo solo la data del parto e che per i loro figli scelgono lo svezzamento vegano (NO LOBBY DEL PORCELLO!), l’omeopatia (NO BIG PHARMA!), il profilo astrale fatto dal mago Branko (NO CATTOCOMUNISMO POSTMODERNO!), la scuola materna privata canadese Montessoriana trilingue a indirizzo scientifico (avanzato) (ALMENO VA ALL’UNIVERSITÀ a 3 ANNI!), le vacanze in villaggio di nudisti (TUTTA NATURA!), la merda (ANCHE QUELLA TUTTA NATURA!), la casa domotica con 4 iPad per figlio (VIVA IL DIGITALE!), l’astensionismo da internet (ABBASSO IL DIGITALE!), l’astensionismo dal sesso (DORME NEL LETTO CON NOI DA 12 ANNI!), la droga (HA UN DEFICIT DI ATTENZIONE!). (*Questo è tratto da una serie di storie vere, lo giuro).*

La vocina, la cara vocina che alimenta il confronto e cinguetta opinioni altrui come un tenero cardellino, quando diventa una vocina amplificata che urla in un megafono cose senza senso, non è più utile. Quello è il momento in cui far star zitta la vocina, con un sorriso e una pacca sulla spalla: “Grazie per il tuo contributo, alla prossima!”.

Viviamo in un epoca di sovrabbondanza di confronti, di fonti di informazione, di input. Le vocine sono tante e il tempo è poco: scegliamo quali sono le vocine giuste da ascoltare e scegliamo quando è giunta l’ora di non ascoltare più nessuno. Smettiamo di credere che ogni opinione valga allo stesso modo perché a furia di ascoltare i superficiali che urlano non ci rimane tempo per localizzare i profondi che bisbigliano. Censuriamo (sì, ho proprio usato quella parola, lo ammetto) le opinioni ignoranti e aggressive e scegliamo di ascoltare solo quelle informate, intelligenti, empatiche. Evitiamo ogni forma di confronto tossico. Spegniamo i megafoni di chi parla senza capire e torniamo responsabili delle nostre scelte e dei nostri pensieri.

Il confronto non è sempre positivo: lo è soltanto finché porta ricchezza. Quando toglie tempo, sicurezza, volontà e speranza… il confronto è tossico ed è giunta l’ora di spegnere la radio.

PS: Fra i miei buoni propositi del nuovo anno c’è quello di aggiornare più spesso questo blog. Ma a dirlo in pubblico… sappiamo come va a finire, vero?

Andre Mouton