Quantità e qualità

Sul tema “quantità vs. qualità” ho sempre avuto idee piuttosto specifiche: meglio fare poco e farlo bene. Ho perseguito alacremente questa filosofia più o meno in ogni ambito lavorativo e personale, concentrandosi sul fare solo quello che sentivo di riuscire a portare a termine al massimo della qualità. Eppure… recentemente mi sto davvero interrogando se questo percorso sia quello più efficace e più utile.

Qualità e quantità non sono sempre necessariamente in opposizione. In ogni momento creativo c’è una fase importante che è legata alla generazione di idee, acritica e quantitativa. Altrimenti detto: la fase di brainstorming. Nel momento del brainstorming non si dovrebbe nemmeno tirare in ballo l’idea di qualità, o ogni valutazione qualitativa: si dovrebbe semplicemente cercare di generare quante più idee possibili, relegando a un altro momento la loro valutazione. Poi, una volta concluso il brainstorming, iniziano le critiche… e le idee si eliminano una per una.

Ma è giusto che questo processo di generazione acritica avvenga solo in quella fase? O, altrimenti detto: è giusto limitare le proprie idee solo perché (ci sembrano) qualitativamente inadeguate?

Perché alla fine tutto dipende da come viene inquadrato il problema: se fare tanto vuole dire rinunciare alla qualità, allora è chiaro che bisogna limitarsi… ma non sempre è così. La quantità infatti ha un sacco di vantaggi che spesso non vogliamo vedere, in quanto viviamo in una cultura che la vede sempre inferiore rispetto alla sorella “qualità”.

La quantità ci permette di sperimentare un sacco, di andare oltre i nostri limiti e di non diventare “vittime” di un senso di inadeguatezza. Ci permette di “allenarci”, di fare stretching mentale, di considerare alternative che mai potremmo sviluppare “qualitativamente”, di visualizzare soluzioni forse più a breve termine e veloci.

La quantità non è sempre una rinuncia alla qualità, anzi. A volte i due concetti diventano sinonimi: perché tante soluzioni sono meglio di una sola, perché tante idee ci permettono di raggiungere un pubblico più ampio, perché mille prove ci portano a un altro livello di competenza. E perché, sopratutto, l’idea di quantità ci aiuta a scardinare una cultura del perfezionismo che finisce, quasi sempre, per limitarci.

Perché a furia di impuntarci per “fare tutto bene”, finiamo per non non fare nulla… ed meglio vivere in un’eterna fase di brainstorming che non in una perpetua staticità. O sbaglio?

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