Scegliere le idee

Di ogni singolo aspetto della realtà si possono pensare mille cose: che sia vero o falso, giusto o sbagliato, bene o male. Più è complesso il fenomeno e più diventa difficile scegliere quali idee avere in proposito. Come si fa, quali dovrebbero essere i criteri che ci guidano?

Come facciamo a scegliere le idee da coltivare in merito alla politica, alla cultura, ai fatti dell’attualità o ai dubbi esistenziali che da secoli attanagliano l’umanità (tipo: il parmigiano sulla pasta alle vongole…)? E siamo poi sicuri che sia necessario avere un’idea specifica, sempre, su tutto?

Primo assunto da riconsiderare: no, non è obbligatorio avere sempre le idee chiare.

Anzi. Non è nemmeno obbligatorio avere sempre delle idee. Ci sono un sacco di temi da considerare e non è possibile avere un’idea su tutti: semplicemente non c’è il tempo, la preparazione e l’energia mentale.

Non avere idee è bellissimo: è la cosa più riposante al mondo.

Ci “obbliga” alla più completa passività, a stare li seduti e semplicemente accettare la realtà non per come pensiamo che sia e non per come la nostra mente la pensa, ma semplicemente per come la vediamo. Non è la stessa cosa e non dovrebbe MAI diventarlo. E ora non voglio dilungarmi in finezze ontologiche ma penso dovrebbe essere chiaro a tutti che, per esempio, seguire la politica (in termini di: cosa è successo oggi in parlamento) non è la stessa cosa che avere un’idea sulla politica (in termini di: sapere chi votare, chi sostenere, chi osteggiare e perché).

A volte rinunciare ad avere un’idea chiara, precisa e sicura è il modo migliore per tenere aperte le porte della complessità… e quindi ben venga, non avere nessuna idea.

Ma io in questi giorni sto pensando che ci sia un altro assunto da sfatare… più complesso, più critico, più discutibile. In base a cosa ci facciamo un’idea nostra? In base a cosa scegliamo in quali idee credere?

Secondo assunto da riconsiderare: forse le idee non andrebbero scelte in base alla loro “correttezza”.

Questa è un’affermazione complicata e che potrebbe essere facilmente fraintesa, me ne rendo conto. Non sto inneggiando al relativismo per cui “ogni idea vale quanto un’altra”. Non sto parlando di diventare terrapiattisti, di remare contro alla scienza in nome del sentimento, o peggio ancora di rifiutare la realtà in base a una semplice preferenza personale. Niente del genere, anzi.

Il problema è che quando siamo davanti a tematiche veramente complesse, è impossibile agire secondo la semplificazione “giusto vs. sbagliato” e servono altri criteri di guida. Ognuno ha i propri. Io scelgo quello della pluralità e dell’inclusività.

Quale fra due idee è più utile alla crescita mentale mia, e del mio prossimo? Quale fra due percorsi è quello che tiene aperte più porte? Quale è quello che accoglie più persone, più realtà, più possibilità? Quale va contro gli stereotipi? Ecco, quell’idea li, per me, è sicuramente preferibile.

Non è l’unico criterio e non è detto che sia il migliore. Di certo complica molto le cose e per molti sarà solo la scelta “paracula” di una persona che non sa “da che parte stare” (eccomi, sono io)… ma per me questo è rimane il criterio più “utile” per scegliere fra le idee.