In spregio del Metodo

Sono sempre stata ossessionata dalle ricette, e non parlo di MasterChef.

Ho sempre avuto il desiderio, anzi direi la necessità, di possedere un metodo rigoroso per affrontare in maniera sistematica un po’ tutto, ma soprattutto il lavoro: averlo mi dà sicurezza, mi fa sentire di essere in pieno controllo della situazione. 

Avere un metodo è sempre stato il mio punto di forza, quello che mi ha permesso di gestire emergenze lavorative (e non solo), quello che mi ha aiutato a mettere a fuoco criticità e a trovare soluzioni.

 

E non sono la sola a pensarla così. Basta dare un’occhiata ai blog di settore per scoprirli infarciti di articoli e di tutorial, colmi dei suggerimenti più disparati: qualsiasi sia la vostra professione ed il vostro interesse, il web vi spiegherà come affrontarlo al meglio, in maniera rigorosa, strategica e strutturata.

“Le dieci regole per scrivere”, “Il metodo vincente per parlare in pubblico”, “La strategia per l’amplificazione sui social network”: puntualmente divisi per punti e articolati in maniera scolastica, lo scopo di questi articoli è insegnare e fornire un metodo.

L’ossessione per le ricette non è soltanto mia: ricalca in maniera piuttosto fedele il nostro procedimento di apprendimento mentale. 

Quando si affronta qualcosa per la prima volta, si è inevitabilmente spaventati: si procede più o meno a tentoni, cercando di risolvere il problema. Lo si divide in parti più piccole, si cercano risorse e informazioni, si procede a tentativi, si raccoglie feedback.

Poi si butta via tutto e si rifà tutto da capo. Infine si porta a termine il tutto e si contempla il risultato, che ovviamente fa assolutamente schifo.

 

Ci vogliono molti, moltissimi tentativi per mettere a punto la propria metodologia: accumulare esperienza serve proprio a questo.

Portando a termine un processo molte volte, arrivando a familiarizzare con le sue diverse fasi, impariamo poco per volta a farlo nostro: lo interiorizziamo ed elaboriamo una nostra personale strategia, fatta su misura per noi, per le nostre preferenze e le nostre difficoltà.

Tutto questo insieme di ripetizioni, adeguatamente supportato da eventuali aiuti esterni (per esempio quelli forniti da tutorial e blog di settore) ci mette in condizione di elaborare un nostro metodo personale per il lavoro: la nostra ricetta.

 

Ho sempre pensato il “Professionista”, di qualsiasi settore, fosse qualcuno con abbastanza intelligenza ed esperienza da aver interiorizzato il proprio lavoro fino ad avere un metodo rigoroso per affrontare ogni variabile. Ho sempre pensato che possedere questo metodo fosse l’apice, il punto di arrivo della Professionalità: rigore, disciplina, sicurezza.

Poi sono andata avanti e mi sono accorta di una cosa: quel metodo tanto gelosamente ricercato ed affinato lo avevo infilato nel cesso e affrontavo ogni nuovo lavoro in maniera sempre uguale e sempre, inevitabilmente, completamente diversa. Perchè, in fondo, era sempre diverso. Il metodo tanto faticosamente acquisito non mi serviva più.

 

Quindi come funziona? Lottiamo per conquistarci un metodo di lavoro, attraverso studio, tentativi, ripetizioni ed esperienza… e poi quando finalmente lo abbiamo non ci serve più?

Aveva ragione Jim Morrison: “Built an house, set it on fire” era davvero un manifesto, e non solo di poetica?

In fondo l’esperienza non è altro che la sintesi di due fattori: ripetizione e variazione. Dobbiamo ripetere un processo molte volte per interiorizzarne un metodo, ma non avremo una reale esperienza se questa ripetizione non comprendesse un notevole numero di varianti. E la parte interessante di un lavoro, di ogni lavoro, la parte che ci qualifica e ci rende veri professionisti, sono le variazioni.

 

In fondo il metodo serve solo a darci sicurezza: averlo non risolve nulla, non offre alcun valore aggiunto, serve solo a tamponare la situazione a garantire un risultato minimo. Il metodo è un salva-slip utile per arginare i danni, minimizzare gli imprevisti e portare a termine in qualche modo i compiti, ma non garantisce eccellenza e tantomeno originalità… anzi!

 

La professionalità, quella vera, sta nell’avere un metodo da fare a pezzi ogni volta, per andare oltre: per mettere in gioco qualcosa che prima non c’era.

 

E che non possiamo trovare spiegato in nessun tutorial su internet.