Il target è morto, per fortuna i clienti stanno bene!

Fra le molte cose che non ho mai capito nel Magico Mondo del Marketing (MMM) c’è la tendenza a puntualizzare sempre e con precisione allucinata il target di un prodotto: “Questo è per maschi adulti 25-38 che amano fare sport e detestano il colore verde. Segno zodiacale: Bilancia.”

Ogni volta che qualcuno ha fatto questa puntualizzazione a proposito di un prodotto, inevitabilmente mi sono trovata a pensare: “Quindi se io voglio tantissimo questa cosa e NON sono un maschio adulto 25-38 che ama fare sport e detesta il colore verde, voi questo prodotto non me lo volete vendere?!”

Con questo non sto dicendo di lanciare ogni prodotto nel mucchio, urlando alla folla: “Chi lo vuole se lo pigli!”, certo… ma siamo proprio sicuri che certe puntualizzazioni siano utili?

Chi forma DAVVERO il target di un prodotto?
Semplicemente, chi quel prodotto lo vuole fortemente.

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Del perché ho deciso di bandire la parola “consumatore” dal mio vocabolario

Perché è brutta.

Perché consumare è un verbo atroce.

Perché fa pensare ad un film horror di serie B: “Dalle profondità della terra, una nuova minacci: I Consumatori!”

Perché il Consumatore io lo immagino tipo un Tremors.

 

Cosa voglio usare al suo posto?

Non lo so, ancora non ci ho pensato bene.

“Cliente”, “essere umano”, “Marco”, “bambino”, “Ehi tu, delusa!”, “creatura predisposta all’acquisto del prodotto”, “possibile utilizzatore”, un complesso acronimo di quattro o più lettere, tipo QCMSCSLA (Quello Che Magari ‘Sta Cosa Se La Accatta”, una stupida parola inglese scelta dal Magico Mondo del Marketin (MMM) perché fa figo.

 

Non lo so davvero, non importa, ci penserò di volta in volta.

Tanto qualsiasi cosa è meglio di “consumatore”.

 

Anche perché il mio brand non voglio che me lo consumino: voglio che lo adorino, che lo venerino, che lo adoperino, che se lo portino a letto per farci l’ammore, ma che me lo lascino esattamente come lo hanno trovato.

Intonso. Non consumato.

Perché un brand si ama, non si consuma.

Quindi, non chiamiamoli “consumatori”.

Siamo uomini, anche se lavoriamo

Da sempre nel mondo della comunicazione e del marketing esistono due realtà parallele, destinate a non incontrarsi mai. Due galassie lontanissime separata da anni luce di stelle e di pulviscoli. Due comete in viaggio verso opposte direzioni.

Parlo del cosiddetto mass market, da un lato, e del mondo B2B dall’altro.

Altrimenti detto: da una parte c’è laggente che compra larrobba nei supermarket, dall’altra parte ci sono seri e distinti professionisti che scelgono servizi e oggetti per il loro lavoro.

Da una parte si vende ai consumatori, dall’altra si vende alle aziende.

Le due cose sono separate distinte e diversissime e chi si occupa di una cosa non può categoricamente essere capace di fare l’altra perché si tratta di segmenti del marketing lontani quando il pizzo al tombolo è lontano dal canto lirico.

 

Ora, miei cari, carissimi esperti del Magico Mondo del Marketing (MMM), usatemi questa cortesia e spiegatemi una cosa: siete davvero sicuri sicuri sicuri che siano mondi così tanto separati?

 

Esattamente cosa fanno quei seri e distinti professionisti, la sera dopo il lavoro? Esattamente chi credete che lavori nelle aziende?

Esattamente dove trova i soldi laggente per comprare larrobba nei supermarket? Forse lavorando? O più semplicemente vive acquistando in massa, come il nome “mass market” fa pensare?

Le aziende sono fatte da persona, i consumatori lavorano nelle aziende, i prodotti di massa vengono comprati dagli stessi identici individui che comprano i servizi per le industrie. Stesse persone. Stesse teste.

E mi viene da ipotizzare che anche il marketing non possa essere poi così tanto DIVERSO.