Breve ode alle ossessioni

Che cosa bella, le ossessioni. Quei pensieri fissi, quei tarli che ti si mettono in testa e non riesci a pensare ad altro e passi la giornata a lavorare con quella cosa seduta li in mezzo al cervello che reclama ogni minuti di attenzione che cerchi di mettere altrove.

Non è stupendo, non avere altro a cui pensare? E allora perché diamo alla parola ossessione un significato negativo?

Viviamo alla ricerca di una concentrazione inesistente e quando finalmente l’abbiamo, senza bisogno di fare alcuno sforzo, ci lamentiamo! Perché?

Perché spesso, quasi sempre, le nostre ossessioni sono inutili: ci fissiamo in maniera ossessiva solo e soltanto sulle cose su cui NON possiamo fare nulla. E l’ossessione in questione diventa qualcosa di puramente astratto: un pensiero che nasce e muore fra le pareti del nostro cranio, senza riuscire a uscire fuori, senza trovare modo di esprimersi. Continua a leggere Breve ode alle ossessioni

10 segni inconfutabili per capire quando lasciare i social

Siccome tutti propongono decaloghi sui social di qualche tipo, io rispondo con un esame di coscienza. Pubblico e privato: per interrogarci sul limite sottile fra il “giusto” ed il “troppo” della nostra presenza sui social-network.

 

1. Appena vi succede qualcosa, sia bello o brutto, sia lavorativo o personale, il vostro primo pensiero è trovare un modo efficace ed originale per condividerlo su un qualche social. 

Andate in vacanza per avere luoghi da postare su Instagram. Sperate segretamente di soffrire per avere cose struggenti da scrivere su Twitter. Uscite solo per poter dire che vi state divertendo su Facebook.

2. Quando non vi succede niente e avete un momento di vuoto mentale, di noia, o semplicemente di attesa, le vostre dita corrono su un social-network qualsiasi.

Giusto per controllare. Ritornate in voi quaranta minuti dopo: a quel punto siete in ritardo.

3. Non condividete per il gusto di condividere: la vostra finalità è sempre auto-promuovervi.

Volete altri follower, altri amici, altri like, altri commenti. Studiate tutto quello che comunicate solo in funzione di questo.

4. Condividete per il gusto di condividere: monologate per ore/giorni su temi di vostro unico interesse, senza ricevere risposta o commento alcuno.

Non vi importa: la gioia dei social per voi è quella di poter vomitare le vostre opinioni da qualche parte dove qualcuno potrebbe condividerle.

5. Non avete il minimo rispetto per la privacy (vostra e altrui): spammate pubblicamente il mondo intero con la vostra geo-localizzazione, taggando amici e conoscenti nelle foto più ignominose e citando nomi e cognomi, rigorosamente abbinati a soprannomi di natura imbarazzante.

6. Avete grande rispetto per la privacy: per questo ogni vostra azione è circondata da un nebuloso alone di mistero del tipo “sto qui ma non posso dirvi dov’è il qui!” o “sono con la misteriosa dama in rosso che popola i sogni miei!”.

Siete fermamente convinti che questo sia utile a proteggervi dagli stalker e che a qualcuno freghi qualcosa di tutto ciò.

7. Buona parte dei fatti salienti della vostra giornata si consuma in una chat di qualche tipo, tra litigi, commenti, gossip, faide.

Aggravante: non conoscete/frequentate nella vita reale NESSUNA delle persone coinvolte in questi fatti.

Ulteriore aggravante: non vi importa nulla di non conoscerle/frequentarle, perchè per voi sono più intime della vostra stessa famiglia.

8. Vivete nel terrore delle chat altrui: siete sicuri che tutti facciano come voi e che il mondo sia popolato da enclavi di persone il cui massimo scopo è sparlare alle vostre spalle come voi fate con loro.

Non illudetevi: è così.

9. Dovete leggere, vedere, commentare TUTTO. Seguite i social con la stessa ansia con cui la massaia di Voghera seguirebbe il suo Biutifull in TV.

E guai a rimanere indietro: subentra lo stress del “Oddio mi sono perso una puntata, ora non capirò mai come va a finire!”

10. Ostentate con un’insistenza quasi fastidiosa il massimo disinteresse verso ogni tipo di social: ogni due righe ci infilate uno “sticazzi” per un qualche (altrui) comportamento, ogni due giorni vi lanciate in una crociata verso le (altrui) fissazioni.

Perché i fissati ovviamente sono sempre gli altri, non voi: voi siete diversi, voi siete superiori.

 

Fratelli, facciamo attenzione: siamo tutti peccatori, ed errare è umano… soprattutto sui social.

Ma cerchiamo di non diventare “diabolici”.