Per un’etica dello scrivere

Come puoi considerarti un professionista, se non pensi mai all’etica del tuo lavoro?

Precisiamo: la domanda non ha alcun risvolto morale, sto guardando le cose in modo un po’ diverso… Forse il quesito retorico del giorno sarebbe più chiaro se lo formulassi così:

Come puoi considerarti un professionista, se il tuo punto di vista sul tuo lavoro è talmente superficiale da non farti neanche prendere in considerazione il senso di quello che fai?

Continua a leggere Per un’etica dello scrivere

Ma perché i social ci piacciono tanto?

Il genere umano adora le storie: ci piace ascoltarle, perchè ci identifichiamo, ma ci piace anche raccontarle. Anzi, forse raccontare storie è il nostro passatempo preferito, dai tempi delle pitture rupestri, dai tempi del nostro primo vagito: raccontare storie ci rende felici e ci viene assolutamente spontaneo.

Le storie sono quello che ci permette di comunicare ed empatizzare con i nostri simili, di porci sulla loro stessa lunghezza d’onda mentale. Sono un meccanismo sicuro per raccogliere persone attorno ad un fuoco ed incantarle con il nostro affabulare.

 

In risposta a questa nostra esigenza tutta umana, i social-network sono diventati subito il luogo ideale per raccontare storie: sono piattaforme in cui ciascuno di noi può portare avanti la propria personalissima forma di storytelling di sé stesso. 

E non solo: sono la piattaforma attualmente di maggior successo per raccontare la storia di noi stessi. Hanno sorpassato lettere e mail, surclassato il buon vecchio diario e sgominato perfino gli amichetti della vita reale.

Ma perché? Perché i social ci piacciono tanto?

 

La prima ragione è quella più ovvia: ci forniscono un pubblico

Avere l’attenzione delle persone è forse la massima e più istintiva forma di gratificazione: ci rende felici. 

Vogliamo, pretendiamo, reclamiamo l’attenzione… e se raccontare una storia è il metodo più efficace per ottenerla, farlo su un social ci permette di avere un altissimo grado di ascolto perchè ci garantisce il massimo del pubblico possibile.

Sapere che qualcuno ci segue su qualche social ci rende felici, ascoltati e compresi… e più persone ci seguono più felice, ascoltati e compresi ci sentiamo. Come se fosse la quantità a fare la differenza.

 

E non è tutto.

I social ci offrono tutti gli strumenti per raccontare una storia stupenda con quello che abbiamo a disposizione tutti i giorni: noi stessi. 

Sui social raccontiamo il romanzo della nostra vita… che spesso ha molto poco a che fare con la realtà. Sui social forniamo il nostro, riveduto e corretto ad uso della platea, per intrigare, innamorare ed attrarre un pubblico: farlo è facile e viene assolutamente spontaneo!

Se Instagram ha inventato il filtro della bellezza, Twitter ha inventato l’algoritmo dell’ironia, Facebook la funzione della socievolezza e LinkedIn la qualifica della professionalità. E non è questione di mentire: la storia è tutta nel punto di vista. Chi decide cosa è vero e cosa è falso? Io sono libera di sentirmi una fashion-blogger, e che mi importa se poi nella realtà non lo sono affatto?

I social-network hanno successo perchè fanno apparire tutti molto meglio di quello che sono nella realtà: perché dovremmo mostrarci per quello che siamo, se possiamo mostrarci migliori?

Ed ecco il segreto del successo dei social-newtwork presso tutte le categorie di pubblico: offrono carta bianca e occhi interessati a leggere.

 

Ma perché scrivere? Da dove viene, questa umanissima passione per il raccontare storie?

Non lo facciamo solo per il nostro ineluttabile bisogno di un pubblico, non lo facciamo per coccolare il nostro ego… abbiamo esigenze molto più profonde e molto più sincere. Raccontare serve a processare le informazioni, ad estrarle dalla nostra testa per renderle comprensibili a qualcun altro. Perché se vogliamo capire possiamo farlo solo rielaborando.

Ed i social-network in fondo sono anche questo: un posto dove metabolizzare la realtà, filtrare i punti di vista, confrontare e confrontarci. Un posto dove provare a raggiungere un nuovo livello di comprensione.

 

Perché in fondo anche stare su un social è scrivere, e scrivere è la massima forma di pensiero.